Confraternita di San Giacomo Maggiore di Toleto


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San Giacomo

Chi siamo

Giacomo fa parte della ristretta cerchia degli apostoli preferiti da Gesù: in occasione della resurrezione della figlia di Giàiro il Signore "non permise a nessuno di seguirlo fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo" (Mc 5,37). Solo a quei tre apostoli è concesso di assistere alla Trasfigurazione. E ancora. Arrivato al Getsemani, ai piedi del Monte degli Ulivi, Gesù chiede ai discepoli di sedersi mentre lui prega: "Prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e cominciò a sentire paura e angoscia. Gesù disse loro: "La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate"" (Mc 14,33). Giacomo, insomma, viene scelto come testimone diretto di eventi fondamentali della vita del suo Maestro. Il "figlio del tuono" è curioso, qualche volta persino impudente. Come quando assieme al fratello, camminando verso Gerico, chiede a Gesù: "Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo". E poi: "Concedici di sedere nella tua Gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra" (Mc 10,37). Per onor di cronaca, secondo Matteo, è invece la madre a chiederlo per loro. Lo incalzano anche sul Monte degli Ulivi: assieme a Pietro e Andrea, prendono in disparte Gesù e gli chiedono quando avverrà la fine del tempo che ha appena annunciato. Anche forse per il suo temperamento Giacomo è il primo degli apostoli a cadere sotto il martirio. A volere la sua morte è Erode Agrippa I, chiamato "re" di Giudea per distinguerlo dallo zio, il tetrarca Erode Antipa. Appena giunto in Palestina, Erode Agrippa I si propone di soffocare i gruppi della comunità ebraica che annunciavano la morte del Figlio di Dio e cerca di mettere in galera e uccidere i loro capi. Erode Agrippa fa uccidere Giacomo nel 42/44. “In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa e fece uccidere di spada Giacomo fratello di Giovanni” (At 12,1-2 ).
I primi dati biografici sull'Apostolo Giacomo, detto anche il Maggiore, per distinguerlo dall'apostolo omonimo, provengono fondamentalmente dai Vangeli. Giacomo, di professione pescatore, come tanti se ne incontravano in Galilea, è figlio di Zebedeo, originario di Bétsaida, sulle rive del lago di Tiberiade, e di Maria Salome, una delle donne che diede sepoltura al Salvatore, nonché fratello di Giovanni l'Evangelista, discepolo prediletto da Gesù.
È sempre messo tra i primi tre apostoli. Pronto e impetuoso di carattere come il fratello, con lui viene soprannominato “Boanerghes” (figli del tuono) da Gesù ma è fra i prediletti di lui insieme col fratello, con Pietro e Andrea. Fu presente ai principali miracoli del Signore, alla Trasfigurazione di Gesù sul Tabor e al Getsémani alla vigilia della Passione. La profezia di Gesù, secondo cui avrebbe bevuto con lui il calice del sacrificio e del martirio, si realizzò in pieno, quando Giacomo fu il primo tra gli apostoli a subire il martirio per il suo Signore: morì, infatti, decapitato sotto Erode Agrippa, a Gerusalemme, nei giorni della Pasqua del 42 (Atti 12,2). Secondo il Breviarium Romanum di Urbano VIII (1631), la salma dell'apostolo venne traslata in Spagna il 25 luglio dello stesso anno e nascosta in Galizia. Ma la vicenda dei resti mortali dell' Apostolo è a dir poco leggendaria e circondata da un alone di mistero.
Giacomo Rimase in Spagna e tornò a Gerusalemme al tempo stabilito, dove subì il martirio. I suoi discepoli Teodosio e Anastasio, ne disseppellirono la salma e giunti al mare scorsero un'imbarcazione che li condusse fino al porto romano di Iria Flavia, in Galizia. Lì giunti deposero le spoglie del Santo su di una pietra che si fuse formando un sarcofago intorno al suo corpo. Questo fu posto nella città ove regnava la regina Lupa, in una cappella dove trovarono sepoltura anche i due discepoli Teodosio e Anastasio.

San Giacomo protegge Toleto, olio su tela, Gianni Casale 2004


È venerato soprattutto in Spagna a Compostella, dove è sepolto e dove sorge la celebre basilica a lui dedicata meta del celebre pellegrinaggio.
Secondo il Breviarium Apostolorum (VII sec.) gli Apostoli andarono per il mondo per predicarvi il Vangelo: Giacomo andò in Spagna, ma la sua predicazione ebbe scarso effetto. Quando ormai pensava di tornare a Gerusalemme, gli apparve su di un pilasto la Vergine, che lo esortò a riprendere questa missione e a edificarle una Chiesa (questa sarebbe l'origine della basilica di Santa Maria del Pilar di Saragozza, che ospita ancora il famoso Pilar rivestito d'argento).
Il luogo era venerato dai cristiani di quelle terre e sembra che nel VI secolo fosse diffuso nella penisola iberica un culto molto sentito per S.Giacomo. Seguirono gli anni delle invasioni e dell'oblio, e sull'ubicazione del sepolcro non rimase che una tenue tradizione orale. Il luogo della sepoltura resterà sconosciuto per tutto il tempo che gli invasori, prima i Visigoti, poi gli Arabi, irromperanno in Spagna. La riscoperta avvenne tra l' 812 e l'814: l'eremita e pastore Pelayo comincia a vedere notte dopo notte, sul monte Libradon, che una luce o una stella, comparivano sul tumulo di quello che era stato un antico cimitero romano (da ciò sembra che derivi il nome di compostela, campus stellae).
L'eremita avvertì il vescovo di Ira Flavia, Teodomiro, di questo suggestivo evento. Rinvenuto un sacello marmoreo con tre scheletri, Teodomiro, vi riconobbe le reliqui di San Giacomo e dei suoi due Discepoli. Fu in quel periodo sotto l'incalzare della minaccia saracena, che il Santo, nella popolare iconografia del Santiago matamoros, armato di spada a far strage di Mori in sella a un cavallo bianco, divenne il punto di riferimento della Reconquista cattolica, iniziata nell'VIII secolo dai piccoli regni cristiani (Galizia, Asturie, Navarra) sfuggiti alla dominazione araba. Poco conta se Giacomo venne o non venne in Spagna; se le spoglie ritrovate nel IX secolo fossero o non fossero le sue. Quel che conta è che questi episodi fanno da corollario, rendono ragione delle costruzione di una identità; l'identità storicamente incontrovertibile della nostra matrice culturale che si è venuta formando, grazie alla fede di milioni di pellegrini, sulle strade di Aragona, di Navarra, e di Galizia.

San Giacomo Vittorioso, olio su tela, Giambattista Tiepolo 1749

San Giacomo stesso fu rappresentato come un pellegrino, col bordone in mano, la zucca dell'acqua e la conchiglia per bere. Proprio la conchiglia fu il distintivo dei pellegrini diretti a San Giacomo di Compostella mentre i "romei" diretti a Roma avevano per distintivo la Veronica, cioè il volto di Gesù. La palma, infine, era il distintivo di coloro che, ancor più coraggiosamente, si recavano a Gerusalemme, dove San Giacomo aveva subito il martirio, ma dove sembrava quasi dimenticato, da quando la sua fama era volata tanto alta sull'Europa, approdando a Compostella, in Galizia.
A seguito di un sogno avuto da Carlo II il Casto re delle Asturie, (questo dice la leggenda) durante la riconquista delle medesime iniziò, a diffondersi l'iconografia del "Santiago Matamoros" che, con le vesti di un guerriero e quasi sempre in sella ad un cavallo, viene raffigurato nell'atto di uccidere i mori infedeli, da qui l'appellativo di "Matamoros" (ammazzamori n.d.r).


STORIA DI COMPOSTELA
Di fatto non esistono documenti che fissino con sicurezza la data del suo arrivo nella penisola iberica, ma d’altra parte la tradizione che avallava la sua presenza sul territorio fu talmente radicata e accettata nel Medio Evo che sarebbe quanto meno azzardato negarle valenza storica. Se non esistono documenti storici che provino la presenza di San Giacomo in Spagna, esistono invece tre elementi fondamentali a riprova di questa tradizione: il soggiorno di Santiago in terra spagnola nel suo viaggio di evangelizzazione dalla Palestina attraverso il Mediterraneo e il suo successivo ritorno a Gerusalemme, dove fu martirizzato per ordine di Erode Agrippa nell’anno 42 dopo Cristo. La traslazione dei suoi resti in Spagna, avvenuta per via mare, ad opera dei suoi discepoli che approdarono in Galizia, esattamente a “Finisterrae”, allora considerato il punto estremo dell’Europa conosciuta. Il rinvenimento di questi resti nei pressi di Iria Fluvia, località sede episcopale (oggi si chiama Padròn), ad opera del vescovo Teodomiro, all’inizio del IX secolo dopo Cristo, ossia fra gli anni 812-814. A partire dal rinvenimento, la prova storica e la documentazione su Santiago sono una realtà dimostrata, come narra la “Historia Compostelana”, un documento dell’epoca che testimonia appunto come fu rinvenuto il corpo del Santo.


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